Decreto Immigrazione: una riflessione operativa sulle conseguenze

Come promesso ecco che arriva la mia riflessione rispetto al nuovo decreto “immigrazione e sicurezza” approvato ieri all’ unanimità.

Ho tante domande, tanti dubbi, tanta preoccupazione, tanti pensieri sparsi ai quali faccio fatica a trovare una collocazione. Cercherò di condividere con voi solo quelli più costruttivi. A tutti gli altri cercherò di lasciare il tempo di sedimentare ancora un po’, perché in controtendenza con le mode del periodo, vomitare odio a random a me non piace, e non lo voglio fare perchè non credo sia costruttivo per nessuno.

Prima di iniziare voglio fare alcune premesse:

  • Parlo con cognizione di causa, lavoro da tempo nell’ambito dell’accoglienza migranti (CAS e SPRAR) e conosco da vicino il fenomeno, con tutti i suoi innumerevoli limiti ma anche tutta la sua ricchezza.
  • Non appartengo a nessun partito politico, non ho e non ho mai avuto tessere di partito e non ho mai sostenuto partiti politici. Ho appoggiato alle comunali del mio paese due liste civiche e non sono mai entrata nella sede di un partito politico in vita mia.
  • Sono un’assistente sociale e pertanto sto dalla parte dell’UMANITA’ indipendentemente se sia a sinistra, destra, in centro, sopra o sotto.
  • Ho sempre sostenuto che ci fosse bisogno come il pane di qualcuno che mettesse mani al sistema di accoglienza. Speravo onestamente in qualcosa di diverso.

 

Detto ciò iniziamo!

 

Ci sono tre cose che ormai negli ultimi anni  TUTTI sanno, ma tutti, anche chi fa finta che non sia così…

  • Gli SPRAR gestiscono l’accoglienza in maniera molto più efficace e trasparente dei CAS, e i CARA. Lo SPRAR introdotto dalla legge Bossi- Fini era (e ad oggi, forse per poco, ancora è) il servizio per eccellenza che dal 2000 quando è nato, accoglie richiedenti asilo e rifugiati, ovvero persone in attesa di un riconoscimento della protezione internazionale, oppure persone alle quali è già stata riconosciuta una forma di protezione, nei primi mesi successivi al riconoscimento della stessa. Lo SPRAR ha a capo direttamente il Ministero dell’Interno (ebbene, Salvini è il mio capo. Devo ancora fare pace con questa idea). Lo SPRAR è da sempre il fiore all’occhiello del sistema accoglienza italiano. Chiunque in Europa è venuto a copiarci questo modello, proprio perché grazie alla presenza capillare sul territorio, e grazie alle modalità operative e gestionali, ha sempre garantito effettiva integrazione dei richiedenti asilo, trasparenza economica e professionalità. Gli enti locali (in genere i Comuni , i Consorzi o le comunità montane) chiedono di diventare comuni SPRAR, fanno un bando al quale partecipano gli enti di terzo settore che gestiranno poi in concreto lo SPRAR a livello operativo. Il tutto in massima trasparenza. I requisiti sono molto rigidi e la rendicontazione al Comune è minuziosa ( per intenderci, se io a lavoro compro una biro bic da usare in ufficio, devo pagare con bancomat, fare fattura, specificare a cosa è servito l’acquisto,  rendicontarla  insomma. Impossibile sgarrare). L’equipe multi- professionale che opera all’interno dello SPRAR è composta da personale specializzato: un direttore, un assistente sociale, mediatori culturali ed operatori esperti in ambito sociale, educativo, antropologico, legale o psicologico.  I comuni SPRAR, secondo un calcolo di ripartizione territoriale dei migranti, hanno sul territorio solo i ragazzi ospiti dello SPRAR stesso, e il numero varia in base al numero di cittadini (in un comune di 8000 persone sono circa 16 persone, per intenderci. Niente invasioni.). Questo consente un’effettiva e proficua inclusione sul territorio, che è proprio la mission dello SPRAR. Per le suddette ragioni i comuni SPRAR oggi in Italia sono parecchi e di tutti i colori politici. In tutti questi i rimandi sono positivi. Dal 2000 ad oggi infatti, nessun Governo si è mai sognato di toccare il modello SPRAR, poiché capaci di riconoscerne il valore.

Quando qualcosa funziona bene, teniamocelo, dice il buon senso.

No.

I CAS invece nascono dopo, in seguito all’emergenza sbarchi di qualche anno fa (di qualche anno fa perché contrariamente a quanto ci dicono, l’emergenza si è conclusa ad inizio 2017). Non potendo contenere tutti i richiedenti asilo negli SPRAR, nascono i CAS, centri di accoglienza straordinaria gestiti invece dalla Prefettura. Organi Prefettizi temporanei, in cui le persone sostano in attesa che la propria richiesta di protezione sia valutata dalla Commissione Territoriale. In media due anni (non proprio un attimo, insomma).

Anche le prefetture emanano un bando per affidare la gestione dei CAS, al quale però possono partecipare TUTTI. E con tutti intendo proprio tutti, senza particolari requisiti se non requisiti strutturali delle abitazioni. Ne consegue che anche un ex allevatore di mucche può decidere di convertire la cascina in centro d’accoglienza ed aprire un CAS (e ne conosco qualcuno!). Non in tutti i casi il personale è qualificato e la rendicontazione non è certamente minuziosa come quella degli SPRAR. L’ex allevatore, che non dipende da una cooperativa o associazione che chiede conto dei soldi spesi, ma gestisce da sé, bhè, meno spende, più guadagna in prima persona. Infatti molti sono i problemi sorti in molti CAS e CARA, grandi centri, casermoni di esseri umani parcheggiati. Parcheggiati non è una parola a caso perché nei CAS ad oggi, a parte poche ore di italiano, non è previsto un vero e proprio programma di integrazione. E’ a discrezione degli operatori e degli enti gestori ideare progetti di inclusione. Se l’equipe è adeguatamente formata nascono progetti molto belli e collaborazioni interessanti con gli enti del territorio. In caso contrario no. Ma non ci sono obblighi, a differenza dello SPRAR.

  • Rinchiudere esseri umani ai margini della società, non li aiuta ad integrarsi. Altra cosa che tutti sanno è che se limiti ai margini della società esseri umani in condizione di fragilità, povertà e vulnerabilità, senza insegnare loro la lingua del paese che li ospita e senza progetti di inclusione dedicati, senza modelli positivi in cui rispecchiarsi, bhe è molto facile che questi si avvicinino a circuiti di micro- criminalità. Criminalità organizzata che per altro nei grandi centri CARA si intrufola senza troppa fatica . Ma non si avvicinano alla delinquenza perché sono neri, ma perché se isoli gli esseri umani fuori dalla società, è così per tutti, bianchi gialli o verdi di pelle. Basta affacciarsi alle periferie delle grandi città per capire di cosa sto parlando (e non ditemi che in periferia esistono solo neri, perchè la delinqueza nelle periferie esiste da sempre!).
  • In ultimo, anche se su questo c’è chi cerca di buttare un po’di fumo negli occhi, tutti sanno che i soldi destinati ai migranti provengono dall’Europa e non dalle nostre tasche. 35 euro è la cifra di massima che va all’ente, non alla singola persona. Di questi 35 euro, 2.50 è quanto va nelle tasche dei richiedenti asilo. Ed è così punto. Non è un dato opinabile. Funziona così, anche se tanti cercano di “vendere” una realtà diversa.  Il resto serve per pagare lo stipendio agli operatori (italiani!!! Regolarmente assunti) affitti delle case, luce, gas, immondizia e quanto necessario. Questi soldi sono dati dall’Europa e possono essere usati solo a quello. Quei soldi lì non possono essere usati per altro. Mai. Esistono tante torte diverse: torta immigrazione, torta calamità naturali, torta scuola ecc… E le torte ci vengono date tutte. Per la scuola non si può toccare una fetta della torta dell’immigrazione, la scuola ha la propria torta. Piuttosto che incazzarsi con chi riceve la propria fettina di torta immigrazione, io mi incazzerei cercando di capire dove siano finite le fette delle altre torte che ci sono state date, e che non sono però arrivate alla scuola o alle zone colpite da calamità naturali. No?

Quindi…  fermo restando tutto ciò, viene da sé che anche chi i migranti non li vuole e teme per la propria sicurezza, seguendo il ragionamento dirà: “bhe a questo punto, finita l’emergenza,  chiudiamo i CAS che sicuramente funzionano peggio e sono soggetti a meno controlli, e potenziamo il sistema SPRAR che è più funzionale. Insomma, nel male, restiamo nel male minore”.

Invece no.

Il nuovo decreto stravolge tutto. E a parole forse, ha raggiunto il suo obiettivo, ma nei fatti produrrà effetti che andranno in direzione diametralmente opposta.

 

Questo il decreto.

 

Al dilà delle chiacchiere propagandistiche da social e dalle speranze utopiche di non aver mai più su suolo Italico gente proveniente dal continente africano, la realtà dei fatti è che la gente si muove, si è sempre mossa e sempre si muoverà. Ed essere umani che faranno richiesta di asilo ci saranno sempre. Possono diminuire sensibilmente i flussi, questo sì, ma chi arriva ci sarà sempre. E di queste persone qualcosa dovremo pur farne!

Altro dato di fatto è che chi già c’è deve essere collocato da qualche parte, e possibilmente in maniera sensata e funzionale ai territori e non controproducente, anche loro, da qualche parte andranno pur messi.

Terza evidenza è che il sistema dei rimpatri ad oggi ha molte falle, deve essere riformato e riformarlo richiede tempo e molto molto denaro. Motivo per cui fino ad oggi non ha svolto il proprio compito, come previsto.

E con questi dati di fatto dobbiamo farci i conti tutti, fin da subito.

Ed arrivo così agli effetti che in concreto produrrà questo decreto se lasciato così come è- perché un conto sono le parole, le idee e i desideri, le speranze future, un altro i fatti concreti, operativi, quotidiani. Forse coordinarsi e confrontarsi con chi lavora quotidianamente sui territori poteva portare ad un decreto molto più funzionale, invece che giocare al tutti contro tutti.

 

Quali saranno quindi le conseguenze effettive e pratiche del decreto:

  • Stretta sui permessi umanitari, salvo rare eccezioni, e impossibilità per chi ha un permesso umanitario di entrare in un percorso di seconda accoglienza (che sarà ormai ex SPRAR): perfetto, ma oltre ad essere poco costituzionale, che vabbè, sembra non importare a nessuno, porterà in mezzo alla strada molte più persone. Molti clandestini “immeritatamente” in più in mezzo alla strada- perché il rimpatrio è lento e costoso e i CIE non sono sufficienti. Maggior numero di clandestini che è facile immaginare in quale condizioni potranno vivere.

Oppure gente con il permesso umanitario, ma che non può essere accolta dagli SPRAR, costretta  in mezzo alla strada. Con tutto il diritto a stare in Italia ma sprovvista dall’oggi al domani di qualunque mezzo per vivere… è così impensabile che possano avvicinarsi a circuiti di dubbia legalità? Per me no.

  • Più tempo nei centri di rimpatrio (CIE), la maggior parte dei quali è però da ristrutturare e costruire da zero per far fronte ai nuovi grandi numeri: Benissimo. Chi paga? In quanto tempo? E nel frattempo La strada. Con tutte le conseguenze di illegalità di cui sopra.
  • Ridimensionamento del sistema SPRARe accoglienza dei richiedenti asilo nei CARA (grandi casermoni, parcheggi di esseri umani)di tutte questa è la scelta più inspiegabile… perché voler distruggere dall’ interno qualcosa che funzionava bene in favore di qualcosa che sappiamo funzionare meno bene? Lo SPRAR non sarà più per richiedentri asilo, ma solo per titolati e tra l’altro solo con il riconoscimento di protezione internazionale. Altre forme di protezione non verranno più riconosciute idonee all’ inserimento in SPRAR. Lo SPRAR prevede pieno coinvolgimento dei sindaci, regolari appalti e trasparenza sulla rendicontazione dei fondi, controlli periodici, esperienze di integrazione che mezza Europa è venuta a copiare… no. Il decreto smantella tutto ciò in favore dei grandi centri d’accoglienza, in cui, è provato in ogni ispezione, si annullano i diritti degli ospiti, non si richiedono requisiti specifici e rendicontazione dettagliata e in cui spesso e volentieri si infiltra il malaffare. Viene quasi il dubbio che proprio chi ha proposto e votato questo decreto voglia fare dell’accoglienza un business. Altrimenti questa scelta non me la spiego.
  • Fondi tagliati per l’integrazione e impossibilità di iscrizione anagrafica per i richiedenti asilo. Altra scelta che fatico a comprendere è la decisione di tagliare ai CAS/CARA e anche a quel che resta degli SPRAR i fondi per l’integrazione. Tradotto significa: niente scuola o formazione professionale, poco italiano, niente ricerca lavoro e tirocini e niente ricerca e supporto abitativo a fine progetto. Quindi senza casa, senza lavoro, senza conoscenza della lingua e corsi professionali che possano aprire una porticina sul futuro, a queste persone quali alternative legali restano? La strada, e quanto ne consegue. Niente iscrizione all’anagrafe per chi aspetta la Commissione (due anni in media)… oggi tutti sono iscritti all’anagrafe, hanno la residenza nella città che li ospita, hanno la carta d’identità, la carta conto prepagata per i movimenti di denaro in modo legale e trasparente e hanno il medico di base per la presa in carico sanitaria. Senza iscrizione anagrafe non avranno nemmeno il medico di base. Nei casermoni, senza dottore. Scelta discutibile…
  • Tagli netti all’accoglienza e all’integrazione in favore di “carceri legalizzati senza pena da scontare”, non solo viola i diritti fondamentali, la Costituzione italiana e i Trattati Internazionali, ma nei fatti lascerà nell’ irregolarità e nella mancanza di mezzi e strumenti centinaia di persone che inevitabilmente si riverseranno in strada con tutta la loro vulnerabilità.
  • E poi riduzione di possibilità di gratuito patrocinio che nei fatti significa zero possibilità di ottenere documenti in sede di appello e quindi strada.
  • In ultimo ma non meno importante, centinaia di operatori qualificati e specializzati, con regolare contratto di lavoro, italiani, licenziati dall’oggi al domani.

Ebbene, tante le domande e poche le risposte in questo articolo. Forse solo, e spero, uno spunto di riflessione per chi legge. Io sono preoccupata perché davvero con l’entrata in vigore di questo decreto pieno di falle, costruito senza riflettere sulle conseguenze, ci troveremo ad affrontare una vera emergenza, sicurezza e non solo.

Quindi mi rivolgo a chi non sostiene il decreto per ideologia, ma anche e soprattutto a chi lo sostiene… opponetevi.

Siate critici. Usate in modo costruttivo lo spirito critico di cui siete dotati.

Appoggiare e apprezzare una persona non significa accettare tutto a priori, ma significa anche dire quando sbaglia, farlo presente, e supportarlo in un miglioramento.

Anche a me piace da impazzire Jhonny Depp, ma quando si presenta sul set imbottito di un mix di droghe e farmaci, io lo dico che è un cretino che si sta giocando la carriera di attore… e lo dico per il suo bene. Continuerò ad apprezzarlo come attore, ma se non si calasse in corpo qualunque sostanza stupefacente, mi piacerebbe ancora di più. Bene. Il principio è un po’questo…

Questo per dire che invito voi a fare lo stesso con la vostra rock star preferita. Potete anche continuare a pensare che vi piace l’operato di questo Governo e che apprezzate l’attuale Ministro dell’Interno, ma potete ammettere che con questo decreto ha toppato, perché non sta “migliorando e fronteggiando” il problema sicurezza, ma lo sta ulteriormente alimentando, e davvero lo sta trasformando in un problema di emergenza, quando fino ad oggi non lo era affatto.

E poi, cosa faremo? Quali progetti o rimedi potremo mettere in atto quando sarà troppo tardi per riprendere il controllo?

Riflettiamoci.

Fatelo per il vostro bene. Recuperate spirito critico.

La mia speranza è che questo decreto cambi alcune cose al suo interno e venga modificato almeno in alcuni punti, tenendo conto delle conseguenze effettive e del lavoro operativo sui territori.

E a voi dico, vivere una situazione senza spirito critico e in completo servilismo, significa accettare di buon grado che chiunque abbia potere possa minacciare i nostri diritti fondamentali, senza muovere un dito.

E qui finisco. Ci tengo a dire che questo non è un post politico, perchè non me ne frega niente, e perchè questa è la continuazione dell’operato del precedente Governo in tema di immigrazione. Il ministro precedente non godeva in egual misura della mia stima. E’ semplicemente la riflessione concreta, pratica e operativa di una persona, e di un’operatrice sociale che quotidianamente lavora nell’ambito dell’immigrazione e che non può fare a meno di notare le difficoltà e le conseguenze a cui si andrà incontro qualora questo Decreto dovesse essere approvato nella sua interezza. Indipendentemente da quella che è la mano che lo ha scritto. Pertanto sono i benvenuti tutti i commenti costruttivi e gli spunti di riflessione. Tutto il resto verrà cancellato perchè poco utile ad una riflessione condivisa.

 

Un abbraccio.

Erica

 

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