I conflitti diventano opportunità (anche grazie al coaching). La storia di Mara

Oggi ti parlo di come i conflitti diventano opportunità. E te lo racconto attraverso la storia di Mara.

Ho conosciuto Mara in studio da me. Tra una tazza di tè e una tisana mi ha raccontato di avere bisogno di aiuto perché era in un momento di stallo della sua vita, e voleva una spintarella per ritrovare fiducia in se stessa e coraggio di cambiare.

Mara ha 39 anni, è mamma di due bambini e lavora da quasi sedici anni come segretaria nello studio di un geometra.

La segretaria nello studio del geometra in realtà era sua mamma, ma quando Mara ha 23 anni la mamma si ammala di cancro e Mara prende il posto della madre dietro la vecchia e alta scrivania di legno.  In casa sono quattro fratelli e sorelle e il solo stipendio di papà operaio in FIAT non basta ora che la mamma sta male, non lavora, e ha bisogno di cure. Mara, che è la figlia maggiore e ha appena concluso i primi tre anni di giurisprudenza, è la candidata ideale a sostenere la famiglia, abbandonare l’università e sostituire la mamma nel suo impiego di segretaria.

Mara che sognava di diventare avvocato matrimonialista per aiutare tutte quelle famiglie in difficoltà coniugale a non perdere di vista il bene dei figli, finisce con il rimanere intrappolata nel vecchio studio in legno dell’anziano geometra.  Giusto il tempo che la mamma guarisse e i fratelli finissero le scuole superiori, ripeteva sempre Mara…

Nel frattempo la mamma non guarirà e all’anziano geometra subentrerà il figlio, che diventerà il marito di Mara.

E passano sedici anni.

Sedici anni in cui Mara non ha mai smesso di sognare di lavorare accanto a famiglie in difficoltà coniugale. Ma più gli anni passano più l’obiettivo di iscriversi a giurisprudenza diventava lontano. Più lavora come dipendente del marito più vede sfumare il suo desiderio di avere un suo studio bianco e luminoso. Più le responsabilità familiari aumentano, più l’idea di avventurarsi in un nuovo lavoro sembrano impossibili. Quando Mara ha 35 anni ed è in attesa del secondo figlio, legge per caso, su una rivista, un articolo che parla della mediazione familiare. Si riaccende in lei il sogno. Non serve la laurea in giurisprudenza,  i suoi tre anni di studi giuridici vanno benissimo.  Dovrà frequentare un corso e sostenere un esame per diventare mediatrice familiare, ma poi potrà realizzare quel suo desiderio di lavorare con le coppie conflittuali e aiutarle a trovare gli accordi migliori per il bene dei figli. Trova anche un master in mediazione familiare che dura circa un anno e mezzo (caso vuole che sia lo stesso che ho frequentato anche io, e che conosco bene).

Mara è felice e combattuta allo stesso tempo. Pensa che a 35 anni, con due bambini piccoli, di cui uno appena nato, sia da pazzi mettersi a studiare di nuovo. Temporeggia e aspetta che i bambini crescano un po’.  Arriva a 37 anni. I figli hanno 6 e 2 anni e Mara decide di parlarne con il marito, il quale alimenta quelle che già sono le preoccupazioni della moglie “E con i bambini come facciamo? E con 37 anni cambi lavoro? E in studio devo assumere una nuova segretaria, pagarle lo stipendio, e se poi non è affidabile?  Lasci l’attività di famiglia per fare un salto nel vuoto?”. Parenti e amici cercano di dissuaderla, perché ricominciare a 37 anni, con una famiglia e con un lavoro sicuro nello studio del marito, è da pazzi.

Mara inizia a credere che sia davvero da pazzi, e rinuncia. Ogni mattina va a lavorare sempre più stanca e svogliata, litiga con il marito continuamente e lo accusa di non capire il suo desiderio. Passano altri due anni di malessere diffuso, lavorativo e familiare. Mara sente di essere al giro di boa dei quarant’anni e di non aver mai fatto niente per se stessa. Anzi, si è sempre sacrificata per gli altri abbandonando tutti i suoi sogni. Ha lasciato gli studi, si è sacrificata per la mamma, il papà, i fratelli, il vecchio geometra, per suo marito e i suoi figli. Scelte più o meno felici che ha fatto per accontentare tutti (tranne se stessa). E alla soglia dei quaranta ne ha preso consapevolezza. Forte di questa consapevolezza, ha chiesto al marito di mettersi nei suoi panni e poi di sostenerla. E lui l’ha fatto.

E così è arrivata da me affinchè la aiutassi a mettere Mara al centro e a trovare il coraggio di fare quel salto nel suoi sogni ed iscriversi al master in mediazione familiare. Stavolta anche il marito era dalla sua parte perché ha compreso che questa per Mara era diventata una vera esigenza che faceva soffrire lei e il loro stesso rapporto di coppia.

E così Mara sta costruendo un percorso che la sta portando a realizzare se stessa, gradualmente, senza fare un autentico salto nel buio, ma procedendo a piccoli passi e fissando piccoli obiettivi.

E ciò sta dando molti benefici a Mara, ma non solo, di riflesso a tutta la sua famiglia (sta andando persino a lavoro più felice!)

Perché ti ho raccontato la storia di Mara?

Alzi la mano chi non ha mai vissuto un conflitto, che sia con un familiare, con gli amici, i figli o i colleghi e con se stessa?

Il conflitto in genere nasce dall’incapacità di trovare un nodo comune. Questo essere fermi , ognuno nella propria posizione, innesca un meccanismo di incomprensioni, delusioni, discussioni . Nel conflitto non riusciamo più a vedere l’altro,  quasi come se tra noi e l’altra persona ci fosse un muro.

Il conflitto interiore invece, di base,  è tutto nella nostra mente. Qui si annida la convinzione di non poter fare qualcosa, di non esserne capaci, di non riuscire bene in qualcosa o di essere o non essere  in un determinato modo, la PNL le chiama “credenze limitanti”.

Mara è l’esempio perfetto di conflitto interiore che diventa anche conflitto relazionale.

Ha la convinzione limitante che le dice che non può fare la mediatrice familiare e per anni si è domandata se potesse farlo o meno. Si ripeteva che non ci sarebbe riuscita, ma al contempo non riusciva ad immaginarsi altro che quel lavoro lì. “Ci provo o no?” era la domanda ricorrente di Mara, e sono sicura, molto spesso è anche la tua…

Ricordati che queste credenze limitanti saranno le dirette responsabili della mancata realizzazione del tuo progetto, del raggiungimento dei tuoi obiettivi del tuo sogno.

Alla base molto spesso c’è la paura del cambiamento.  Capita (e non raramente) che benchè si desideri tanto qualcosa, quando si ha l’occasione, la si lasci sfuggire con mille giustificazioni più o meno plausibili, ma comunque giustificazioni. La realtà è che si ha paura di uscire dalla zona di confort.

Mara in sedici anni come segretaria nello studio del geometra, aveva creato tra la scrivania in legno e le odiate planimetrie, la sua zona comoda, quella che conosceva, nonostante tutto. E così ha iniziato a trovare giustificazioni al suo resistere nonostante il suo cuore… la sua era “Ma se poi…”

Le giustificazioni  possono essere le più varie:

Un’altra è la generalizzazione.. se in passato è andata male, tanto vale provarci, andrà male anche adesso.  E così ecco che l’influenza del passato fa capolino, pronta a far desistere.

 Il coaching ha aiutato Mara a capire che il fatto che in passato sia stata forzata a rinunciare ai propri sogni, non significa che dovrà essere sempre così. Ha considerato aspetti che non aveva mai considerato prima, ampliando le sue vedute e riuscendo a pensare in modo diverso.

Mara (ma anche suo marito) ha capito che la soluzione ai conflitti interiori e alle difficoltà stava dentro di loro. Il marito ha capito di dover lasciare libera Mara, senza alimentare i suoi conflitti interiori, già forti, e Mara ha capito che il coaching l’avrebbe aiutata a guardarsi dentro ed abbattere tutte quelle credenze limitanti  e quegli schemi sociali che per almeno 4 anni le hanno impedito di uscire dalla sua zona di confort e iscriversi al master in mediazione familiare,iniziando a trasformare il suo futuro desiderato in realtà.

Chi lo dice che una mamma alla soglia dei quaranta anni non possa ricominciare una nuova attività lavorativa che la renda felice?

 

Piccolo manuale di strategie per farcela con te stessa e con l’altro:

Riconoscere l’altra persona e ciò che per lui ha un valore: quando c’è un conflitto è bene prima di tutto comprendere la vera ragione del conflitto stesso e poi cercare di capire perchè per l’altro è così importante, a quali valori profondi risponde. Allo stesso modo se il conflitto è dentro di te, fermati a chiedere quali sono i valori in gioco.

Gestire le emozioni che spesso nella discussione con gli altri, portano a dire o fare cose inappropriate, che magari neppure si pensano realmente, ma solo per ferire l’altra persona.  Piuttosto, se senti di non farcela, rimanda la conversazione in un altro momento. Lo stesso vale per l’altro. Invitatelo a riparlarne dopo qualora fosse eccessivamente nervoso.  Dopo però affrontare il problema. Procrastinare per sempre o fare finta che nulla sia accaduto genera solo stress ulteriore che prima o dopo esploderà o ti porterà malessere generale.  Questo discorso vale anche per i conflitti interiori, non lasciarsi sopraffare dalle emozioni e decidersi a prendere in mano la situazione senza rimandarla sempre a domani.

Essere aperta a molteplici soluzioni fa in modo che l’altro non si senta minacciato e non si chiuda nelle proprie idee, renderà possibile un dialogo aperto e si arriverà ad un epilogo più soddisfacente.

Comprendere le emozioni dell’altra persona, e allo stesso tempo invitare l’altro a mettersi nei vostri panni. Un po’di reciproca empatia ti aiuterà indubbiamente.

 

Per avere maggiori informazioni sul percorso di coaching da intraprendere o per prenotare il tuo primo colloquio gratuito, scrivimi a erica@ericazani.it

 

Un abbraccio

Erica

 

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