Luisa: un’assistente sociale quando agli assistenti sociali non esistevano

Oggi voglio raccontarvi una storia. E’ la storia di Ludovica, anche se da tutti è conosciuta come Luisa.

Luisa è l’emblema degli alti e bassi della vita. Del cadere e risollevarsi. Del soffrire, sbagliare e da come dal male si può costruire il buono.

Luisa è una bambina intelligente e saggia. Nasce nel 1591 a Ferrieres in Francia. Orfana di madre, ha un’infanzia agiata, tanto che il papà, consigliere del Parlamento, sempre molto premuroso con la figlia, le consente di studiare presso il Regio Collegio. Luisa appartiene ad una delle famiglie più importanti di Francia, tuttavia la vita sa essere davvero imprevedibile, e così, quando Luisa ha solo undici anni, perde il papà e la vita per lei cambia radicalmente. Abituata a sfarzi e studio, viene invece ritirata dal collegio in cui studiava e viene affidata ad una “signorina molto povera”, che presumibilmente è la sua mamma naturale e viene avviata al lavoro. Luisa scopre così la sua storia e le sue origini e questo la fa soffrire moltissio. La famiglia non sembra preoccuparsi molto di lei, e qualche anno dopo, nonostante la sua volontà di prendere i voti,  i parenti la danno in sposa al segretario di Maria de Medici, Antonio Le Gras.

Da questo matrimonio sbagliato e di puro interesse, nasce un figlio, Michele, dalla salute cagionevole, al quale Luisa si attacca morbosamente. Oggi verrebbe definito un rapporto nevrotico. Il matrimonio non placa la sofferenza di Luisa, anzi, ne aumenta ansia e frustrazione. Luisa inoltre si trova a dover affrontare anche la lunga malattia del marito e pesanti difficoltà finanziarie.  Luisa, che avrebbe desiderato una vita da religiosa, in questo momento pensa  addirittura alla separazione dal marito.

Luisa vive momenti di profonda crisi, e sente dentro di sé il forte contrasto tra la sua formazione intellettuale e spirituale, la sua vita matrimoniale e il suo desiderio di dedicarsi alla vita religiosa.

A supportarla e sostenerla in questo momento difficile sono Francesco di Sales e soprattutto Vincenzo de Paoli, che la coinvolge nel suo progetto di fondazione di un “Istituto delle figlie della Carità”.

Luisa nel frattempo assiste premurosamente il marito gravemente malato fino alla morte.

Dopo la morte del marito e dopo che il figlio Michele sceglie di allontanarsi per intraprendere la vita religiosa, Luisa può finalmente dedicare il suo tempo a quello che oggi chiameremmo il suo  “progetto sociale” ovvero l’accoglienza e formazione delle giovani ragazze giunte in città per lavorare accanto ai poveri. Quelle ragazze accolte erano il primo passo di quella che diventerà non solo la realizzazione del sogno di Luisa, ma anche una vera e propria rivoluzione della Chiesa: una congregazione religiosa chiamata “Figlie della Carità” che per la prima volta permetterà alle donne religiose di muoversi liberamente per le strade, nelle chiese parrocchiali e di abbandonare la clausura pur rimanendo fedeli all’obbedienza.

Una missione quella di Luisa: soccorrere il prossimo e avere uno spazio in cui le persone fossero libere di muoversi, andare e venire ed essere accolte. La sua era un’assistenza piena di amore, passione e lungimiranza.

 

Perché ti ho raccontato questa storia?

Perché Luisa de Marillac è considerata la pioniera degli assistenti sociali.

Per rimanere in tema con la ricorrenza di oggi, Luisa fu dichiarata santa e nel 1960 fu dichiarata da papa Giovanni XXIII patrona degli Assistenti Sociali.

Luisa di Marillac attraverso la sua opera e l’esperienza della sua vita ha fornito spunti di riflessione ai professionisti del sociale. Pioniera delle professioni sociali e socio- sanitarie moderne, ha incarnato quei principi di individualità, accoglienza, rispetto e non giudizio propri del servizio sociale.

Luisa di Marillac ha esplicitato con la sua storia tutte le fasi della vita a cui chiunque può andare incontro: il fallimento economico, la rinuncia di un sogno ma anche il non arrendersi e riprendere in mano la propria vita fino a realizzarlo quel sogno. Ha conosciuto il dolore familiare, il lutto il cambiamento e la ridefinizione dei suoi ruoli. La sua vita si intreccia con la sua “missione” di cura, formazione, supervisione, di guida e organizzazione di attività sanitarie e sociali.

Ecco perché è considerata la prima assistente sociale quando ancora gli assistenti sociali non esistevano.

 

Indipendentemente dalla Fede di ognuno, questa è una storia di vita. E la storia va raccontata per averla sempre come esempio.

 

Erica

 

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